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Women in Safety

Sono qui, se vuoi parlare.

Supporto empatico4 minuti di lettura

Molti di noi vedono la sofferenza di qualcuno, ma non sanno come reagire. Hanno paura di sbagliare, di intromettersi, di peggiorare le cose. Così restano in silenzio. E il silenzio è il terreno dove la violenza cresce meglio.

I segnali da non ignorare

La violenza non sempre urla. Spesso tace, e si vede nei piccoli cambiamenti di chi la subisce:

  • si tira indietro e si allontana dalle persone care;
  • chiede scusa per tutto, si giustifica anche per le cose banali;
  • nasconde il telefono, o lo guarda con ansia;
  • ripete che sta esagerando;
  • ha lividi che spiega con «cadute» o «disattenzioni»;
  • sorride, ma gli occhi raccontano altro.

Tre cose da fare

Credile. Se ti dice che qualcosa non va, credici. Non chiederle prove e non minimizzare.

Resta. Dille: «Sono qui, se vuoi parlare». Rispetta i suoi tempi: ci vuole coraggio anche solo a raccontare.

Aiutala a trovare supporto. Il 1522 e i centri antiviolenza aiutano anche familiari e amici a capire come muoversi.

E qualcuna da evitare

  • Chiederle «perché non te ne vai?». Dire «vattene al primo schiaffo» ignora la paura, la manipolazione, i figli, i soldi.
  • Giudicarla, o giudicare le sue scelte.
  • Affrontare tu chi le fa del male: rischi di mettere in pericolo lei e te.
  • Decidere al posto suo.

Non serve essere psicologi o eroi per aiutare. A volte basta la presenza, una parola, una telefonata.

Se pensi che sia in pericolo immediato, chiama il 112.

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